Un bel colpo….. di pedale!

Giuseppe Drali, maestro costruttore di telai  da corsa ha dedicato  alla bicicletta le sue mani  e la sua genialità lasciando ai suoi numerosi clienti la possibilità di scorrazzare  alacremente per le strade della Lombardia.

Lui ha preferito sudare nella bottega, stringendo fino all’impossibile i movimenti centrali e le pedivelle, gli sterzi ed i perni delle ruote, gli attacchi dei pedali e  quant’altro possa subire nel tempo le conseguenze delle vibrazioni.

Negli anni addietro le biciclette, con relativi ciclisti in sella, subivano ben altre asperità del terreno ,  le buche e soprattutto la polvere che, come è noto, si infila dappertutto…

Bisognava quindi precludere le infiltrazioni, mozzi e perni ruotavano sulle sfere, si usava il grasso che favoriva la rotazione ma attirava la polvere!

Catena,  pignoni e cambio erano lubrificati con una passata di pennellino imbevuto nell’olio  e anche qui la polvere depositava sovrana il suo velo .

La bontà delle saldature e le geometrie del telaio ( allora veramente costruito…  su misura!) garantivano il ritorno casa e per i corridori, il supporto di una buona bicicletta all’impegno e  alla vigoria  dei muscoli

D’altronde anche oggi, pur con il mutare dei materiali,  Giuseppe Drali preferisce controllare e “ registrare” ogni particolare.

Prima della consegna di una bici, entra in funzione la sua check-list mentale.

Unica manovra sgradita, la ricopertura del manubrio con il nastro, incombenza che di volta in volta, appena può, lascia ad amici e clienti volonterosi.

Conosciamo tutti la sua disponibilità e modestia e  quella  genuina forma di ritrosia che in genere lo prende davanti ai complimenti o quando  ne vengono tessute le lodi.

Ma, come si suole dire “semm  minga de ferr”. Un giorno, punto  nell’orgoglio,  non  sa resistere alla provocazione di un giovane bellimbusto che lo  sfida  niente po’….. po’ di meno che ad una tenzone ciclistica sul percorso  da Milano a  Pavia e ritorno, che, anche qualche anno fa,  comportava circa settanta chilometri .

Il Peppino, , dopo aver accettato la sfida  lanciata in presenza dei numerosi suoi clienti ed avventori del vicino bar, , si rende conto dell’impari confronto.

Lui cinquantenne  opposto al  giovane ventenne muscoloso e tonico, modesto ciclista ma, diremmo oggi tapascione, abituato a correre  per chilometri  a piedi .

Come suole fare ancora oggi quando gli  si presenta un problema tecnico di non facile soluzione o un problema… diplomatico con qualche cliente un po’pretenzioso o snob,  il nostro non dorme di notte . E’  tentato,  da una parte di rinunciare a quella che pare una sfida impossibile e dall’altra è  consapevole che una rinuncia  di fronte a un giovane bellimbusto e soprattutto  davanti alla folla degli amici e clienti rappresenterebbe una perdita di prestigio.

La sfida , per essere equa,  doveva avvenire con biciclette identiche, fornite dalla Ditta Drali;  non si poteva neppure giocare sulla qualità superiore del suo telaio e la scorrevolezza della sua preparazione .

Uomo saggio, concorda anzitutto con l’avversario l’accorciamento della sfida alla tratta Milano- Binasco e ritorno, convenendo con lui ( che forse incominciava a sua volta a temere di aver osato troppo) , di pedalare in accoppiata almeno per il percorso di andata.

Per chi non conoscesse le nostre strade, si tratta di uno dei percorsi più piatti che si possano  immaginare:  senza neppure una curva né un cavalcavia,  costeggia il Naviglio Pavese ,  lievemente …..in discesa all’andata, in alcune ore della giornata battuto da una brezza che tira trasversale al percorso e che infastidisce….i meno prestanti o gli amatori , come chi vi scrive.

Oddio,  vi è una piccola pendenza  che accoglie i ciclisti all’arrivo, subito prima della bottega dei Drali che, lo ricordiamo, si affacciava allora sul Naviglio  Pavese. Si tratta della salita della Conca Fallata, un  punto suggestivo  del Naviglio, attraversato dal ponte  in acciottolato sulla chiusa ,  di fronte alla omonima trattoria.

Ed è proprio su quella lieve e dolce pendenza che il nostro intuisce di poter vincere la sfida, staccando l’avversario che , in una ipotetica volata lo avrebbe sicuramente superato  al cospetto dell’inclito pubblico.

Ma la sfida si preannuncia comunque impossibile.

Voltati e rivoltati il nostro escogita uno stratagemma  tanto geniale quanto…….invisibile.

Provvede a stringere a più non posso il movimento centrale dell’avversario, costringendolo in tal modo ad un.. ..superlavoro.

E via alla sfida!

L’avversario sembra non solo non accorgersi dell’inghippo ma  neppure subirne le conseguenze e sornione gli pedala accanto;   raggiungono di  comune accordo la meta di Binasco ed iniziano la fase di ritorno.
Il nostro accelera …ma l’avversario non mostra alcun segno di cedimento;

ormai si profila la Conca Fallata e la sua ….. terribile ed interminabile salita!

Ulteriore accelerazione….senza apparente risultato.

Ma come noto, l’aumento della frequenza delle pedalate aumenta lo sviluppo di calore delle  meccaniche …..aumentandone  l’attrito !

Con un sublime sforzo il nostro  si alza sui pedali, costringendo ad analoga manovra l’avversario che, con il movimento sempre più bloccato per lo sforzo ed il calore prodotto, deve cedere di pochi metri.

Tutti abbiamo una nonna che fin da piccoli ci ha spiegato che il diavolo fa le pentole e non i coperchi.

Al cospetto dell’avversario, battuto ma dotato di forza bruta  e sopratutto di una immediata capacità di recupero, il nostro si rende conto che le forze stanno venendo meno  e con la furbizia che lo contraddistingue da sempre, facendo finta di nulla,  si defila, rinunciando  alle congratulazioni e si siede con modestia sul bordo del marciapiede, tentando così  di mascherare le evidenti conseguenze di uno sforzo sproporzionato alla sue …possibilità .

Ma, oltre che una nonna, tutti noi abbiamo una mamma, e la signora Agnese  ben conosceva il suo pollo !

Erano tempi un po’ diversi.

Oggi molte mamme, dopo aver manifestato tutta la soddisfazione per il brillante risultato raggiunto dal figlio,  si sarebbero pavoneggiate senza rendersi conto di quello che stava accadendo.

Non mamma Agnese: il nostro ricorda solo la minaccia di uno “ sgiafun “non dato…..per rispetto all’età del figlio ed il provvidenziale bagno nell’acqua ed aceto da lei  preparato,    capace di resuscitare anche i morti e soprattutto di lenire il dolore  dei  muscoli  distrutti dalla fatica.

Rimedio antico ma, vi posso assicurare, ancora validissimo, soprattutto per quegli amatori che, come noi,  non si possono permettere massaggiatore e personal trainer al seguito.

Siccome il nostro è furbo, alla ripresa di un accettabile equilibrio,  forse anche per nascondere la  malefatta, si reca nella bottega con l’intenzione di rimetter tutto a posto.

A distanza di un’ora , il movimento era ancora bollente e color del bronzo!

Deve così riconoscere con onestà ….tardiva  la potenza dell’avversario e rinviare l’operazione  .

Oggi  , con i movimenti centrali di ultima generazione, tutto questo non potrebbe avvenire.

Ma l’occasione ….fa l’uomo ladro e  non potendo più raggiungere l’obiettivo di rallentare l’avversario stringendo  il movimento centrale,  qualcuno , in questi ultimi tempi, ha escogitato di aumentare di nascosto le prestazioni del mezzo.

A ciò si prestano bene gli attuali telai in carbonio, quelli che, in casa Drali, vengono definiti , per le dimensioni del piantone, i “ furgunin”.

Questo qualcuno ha posizionato un bel motorino elettrico all’interno, aumentando la potenza , dicono, del venti per cento

Certo che  alcuni improvvisi allunghi  che vediamo in pianura lasciano allibiti  e….. ti viene il dubbio!

Come per le prugne del Bevilacqua, anche stavolta abbiamo scelto.

Inganno per inganno, se non altro  il nostro bel telaio Drali rimane intatto, a prova di commissari  e Raggi X.

E poi, come diceva Binda, “ghe voren i garuni”,  e c’ è poco da fare lo spiritoso!

Se la  sfida fosse stato  sulla tratta! Milano-Pavia e ritorno………….Ciao Pepp!

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